Il tre ruote dimenticato della Volkswagen: il concetto di scooter

0
19

Prima che i veicoli elettrici e la tecnologia ibrida diventassero mainstream, le case automobilistiche esploravano modi radicali per massimizzare l’efficienza del carburante. La Volkswagen portò questa ricerca all’estremo nel 1986 con il concetto Scooter: un’auto a tre ruote bizzarra ma funzionale con portiere ad ali di gabbiano. Questo veicolo non era semplicemente un esercizio di progettazione; si trattava di un prototipo completamente testato che sfumava il confine tra auto e moto, offrendo uno sguardo intrigante su un futuro automobilistico alternativo.

Il Design Radicale

Presentato al Salone di Ginevra, lo Scooter si è distinto anche tra le concept car. Mentre l’Autozam AZ-1 di Mazda divenne in seguito noto per le sue dimensioni ridotte e le porte ad ali di gabbiano, lo Scooter era tecnicamente più corto. Il veicolo combinava la meccanica di una Volkswagen Polo con un layout non convenzionale a tre ruote, pesava appena 550 chilogrammi e misurava solo 3.175 millimetri di lunghezza.

Questo design leggero era abbinato a un modesto motore da 1,1 litri che produceva 40 cavalli, che trasmetteva potenza alle ruote anteriori tramite un cambio manuale a quattro velocità. L’aerodinamica dello scooter era sorprendentemente efficace, vantando un coefficiente di resistenza aerodinamica di appena 0,25, aiutandolo a raggiungere una velocità stimata di 60,3 miglia per gallone (3,9 litri/100 km) a 56 mph (90 km/h).

Prestazioni e sicurezza

Nonostante il suo piccolo motore, lo scooter poteva raggiungere i 100 km/h in 14,8 secondi, con una velocità massima di 160 km/h. Una versione più potente montava un motore da 1,4 litri da 90 cavalli, riducendo il tempo da 0 a 100 km/h a 8,5 secondi e aumentando la velocità massima a 135 mph (220 km/h).

Sorprendentemente, la sicurezza non è stata un ripensamento. Volkswagen ha progettato lo scooter per resistere a un impatto frontale a 50 km/h, integrando una zona di deformazione per soddisfare gli standard normativi europei e americani. Le brochure dell’azienda dell’epoca pubblicizzavano il veicolo come “sicuro come un’auto ma divertente come una motocicletta”.

Stranezze e opportunità perse

Lo scooter aveva diverse caratteristiche uniche: porte ad ali di gabbiano rimovibili che dovevano essere lasciate a casa, un lunotto staccabile per un’esperienza all’aria aperta e doppi tubi di scarico che fiancheggiavano la singola ruota posteriore. Il suo interno offriva uno spazio minimo per due passeggeri, con una capacità di carico di appena 463 libbre (210 chilogrammi).

Il progetto non era solo un fiore all’occhiello; è stato sottoposto a test rigorosi presso il circuito di prova Volkswagen di Ehra-Lessien. L’ingegnere capo Ulrich Seiffert ha tentato di assicurarsi una partnership con un produttore su piccola scala per mettere in produzione lo scooter, ma alla fine il piano è fallito.

Eredità e concetti successivi

Sebbene lo Scooter non sia mai stato prodotto in serie, la Volkswagen ha rivisitato il concetto di veicolo ultra efficiente con il Concept da 1 litro nel 2002, l’L1 nel 2009 e infine l’XL1 a tiratura limitata nel 2013. L’XL1, a differenza dello Scooter, utilizzava un propulsore ibrido plug-in con un motore diesel da 0,8 litri e un motore elettrico, producendo solo 200 unità.

La storia dello Scooter evidenzia un periodo di sperimentazione automobilistica in cui le idee radicali venivano prese seriamente in considerazione, anche se non si concretizzarono mai del tutto. L’eredità del concept sopravvive nella continua ricerca di Volkswagen verso l’efficienza dei consumi, dimostrando che anche le idee più stravaganti possono influenzare i progetti futuri.